Uccidere un tifoso non è reato

Lo ha deciso il tribunale di Arezzo malgrado tutte le testimonianze avessero inchiodato l’agente Spaccarotella al suo folle gesto omicida. Contro ogni prova la Corte ha voluto optare per un “omicidio colposo” accettando la tesi, ridicola, della difesa, e smentita da ogni teste, per la quale l’omicida non aveva mirato a Gabriele Sandri. Ed ha condannato l’omicida a sei anni che non sconterà.

Peccato che, ammesso che le cose stessero così, l’accusa non avrebbe dovuto essere trasformata in omicidio colposo ma in strage. Difatti un pazzo che spara da una parte all’altra dell’autostrada senza mirare ha enormi probabilità di centrare un guidatore che procede a 130 km/h ed essere causa di incidenti di auto a catena. Può annientare in un attimo intere famiglie. Spaccarotela doveva, in tal caso, essere condannato non a 14 anni (tetto massimo del rito abbreviato per omicidio volontario), bensì a 20 (tetto massimo del rito abbreviato per il reato che si configura realment accettando la tesi della difesa e rifiutando tutte le prove).

Sapevamo tutti che Spaccarotella non sarebbe stato imprigionato mai perché sappiamo tutti come va la “giustizia”. Sappiamo che c’è sempre in Italia qualcuno che può essere assassinato impunemente. Trent’anni fa erano i fascisti, oggi sono i tifosi.

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